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Questo è un dolce
straordinario perché racchiude in sé la croccantezza della pasta con la
morbidezza del ripieno. Se lo si destina ai bambini consiglio di evitare
l'alkermes e di sostituirlo con succo di arancia. Il ripieno ovviamente può variare ed essere sostituito con crema pasticcera densa o crema spalmabile al cioccolato. Gran classico di Carnevale è una delle ricette più amate ed è impossibile non farle in questo periodo dell'anno. Hanno lo stesso impasto delle sfrappole (di cui troverete la ricetta qui sul blog), possono essere sia fritti che cotti al forno (anche se per preferisco decisamente la prima versione!).
Ingredienti
Per la pasta
- 250 g di farina
- 25 ml di olio di semi di girasole
- 25 ml di alkermes
- 75 ml di acqua
- Mezzo cucchiaio di zucchero
- Un pizzico di sale
Per il ripieno
- Marmellata densa
- Zucchero a velo

Procedimento
- Amalgamare in una ciotola la farina, lo zucchero, il sale, l'olio, l'alkermes e aggiungere lentamente l'acqua.
- Dopo aver ottenuto un impasto omogeneo lasciarlo riposare per circa mezz'ora.
- Stendere l'impasto in una sfoglia e su metà di essa mettere la marmellata in piccole porzioni, ricoprire con l'altra metà di sfoglia e con una rotella dentata tagliare tanti quadrati, rimpastare la sfoglia rimasta e procedere fino a terminare gli ingredienti.
- Friggere i ravioli in abbondante olio caldo.
- Disporre i ravioli su carta assorbente e dopo su un piatto di portata, cospargere con abbondante zucchero a velo.
Strumenti di cui avremo bisogno in questa ricetta
- Ciotola per amalgamare gli ingredienti
- Mattarello
- Rotella dentata per ritagliare i ravioli
- Tegame per friggere

Lo sapevi che...?
L'alchermes è un liquore famoso per il suo utilizzo nella produzione di dolci (ad esempio per la zuppa inglese o le peschette) e per le creme di pasticceria. Ha una bassa gradazione alcolica e un sapore dolce.
Di origine araba, furono gli spagnoli a portarlo in Italia.
Il nome deriva dall’arabo al-qirmiz, che significa cocciniglia, parola con cui si indica il colorante ricavato dall’omonimo insetto
che dà il colore alla bevanda. Cosa che oggi ovviamente non avviene più.
La ricetta originale prevede alcol, acqua, zucchero, cocciniglia, scorza di arancia, acqua di rose e spezie.

Il Carnevale è una festa che si celebra nei paesi di tradizione cristiana e in particolare in quelli di rito cattolico. La parola deriverebbe dal latino "carnem levare", eliminare la carne, indicando l'ultimo giorno prima del digiuno della Quaresima, oppure dalla parola "carnualia", giochi campagnoli" o ancora dalla locuzione "carrus navalis", nave su ruote, per indicare il carro carnevalesco.
Le origini vanno ricercate nel passato come per esempio nelle dionisiache greche (le antesterie) o i saturnali romani. Durante i Saturnali nell’Antica Roma, esisteva la tradizione, per un brevissimo periodo, di sovvertire l’ordine sociale permettendo agli schiavi di comportarsi da uomini liberi, nascondendo la propria identità sotto le maschere e i vestiti.
Tradizione che si mantiene ancora oggi, una delle tradizioni più belle è proprio quella delle maschere, dei costumi, di poter essere qualcun'altro almeno per un giorno.
Così come la tradizione dei coriandoli, oggi piccoli ritagli di carta colorata, divenuti parte integrante del carnevale. Risalgono alla fine del 1800 e la cui origine è stata rivendicata da due ingegneri italiani: Enrico Mangili ed Ettore Fenderl. Prima di allora si utilizzavano i semi della pianta di coriandolo ricoperti di gesso.
Ogni città ha le celebrazioni, ma quelle più famose, che travalicano i confini nazionali sono sicuramente il Carnevale di Venezia e il Carnevale di Viareggio, ma anche quello di Acireale ed il Carnevale di Ivrea.


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